L'optogenetica, una tecnica sperimentale applicata a una malattia ereditaria della retina che può causare cecità, la retinite pigmentosa, ha mostrato i suoi primi risultati positivi.
Dopo che il premio Nobel per la Medicina è stato assegnato all'optogenetica, sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine i risultati della terapia sperimentale somministrata a 10 pazienti: la tecnica si è rivelata sicura e, in alcuni casi, ha mostrato segni di ripristino parziale della vista, in combinazione con l'uso di occhiali speciali progettati per questo scopo.
Recentemente, sono stati compiuti molti passi avanti contro le malattie che portano alla cecità, grazie a terapie geniche mirate a specifiche mutazioni genetiche responsabili di questi disturbi. Tuttavia, per la retinite pigmentosa, questo approccio è estremamente complesso, poiché la malattia può derivare da mutazioni in oltre 100 geni diversi. I ricercatori, guidati da José-Alain Sahel e Marlene Behrmann, hanno quindi cercato un metodo per ripristinare la funzione visiva indipendentemente dal gene coinvolto. Utilizzando le tecniche dell'optogenetica, hanno iniettato nella retina un gene che codifica una proteina sensibile alla luce, attivata da occhiali speciali: una telecamera integrata trasmette le informazioni visive a un processore portatile, che le converte in segnali luminosi inviati alle cellule retiniche.
Gli effetti collaterali, come infiammazione temporanea e aumenti transitori della pressione oculare, sono stati di lieve o moderata intensità e 6 su 10 partecipanti hanno mostrato miglioramenti clinicamente significativi. Sebbene questa terapia non abbia ripristinato la visione normale, alcuni partecipanti sono riusciti a identificare meglio la presenza e la posizione di un oggetto.
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