Crisi in Paraguay, scandalo bancario coinvolge il presidente Peña: dimissioni respinte e avvio dell'impeachment, proteste in strada

Milioni di clienti senza accesso ai conti, indagini sui vertici della banca e sul presidente. Il Congresso respinge le dimissioni e avvia l'impeachment

Crisi in Paraguay, scandalo bancario coinvolge il presidente Peña: dimissioni respinte e avvio dell'impeachment, proteste in strada

Il Paraguay sta vivendo una delle crisi politiche e finanziarie più gravi degli ultimi tempi, con il presidente Santiago Peña al centro di uno scandalo bancario che potrebbe portare alla sua destituzione anticipata. Il fallimento della Ueno Bank, uno dei principali istituti digitali del Paese, ha causato il blocco dei conti di circa tre milioni di clienti, scatenando proteste e tensioni istituzionali. Giovedì 5 novembre, Peña ha annunciato le sue dimissioni tramite un video sui social, ma il Congresso le ha respinte, optando per l'impeachment. La Camera dei deputati ha votato all'unanimità per il procedimento, mentre il Senato dovrà valutare le accuse e decidere se rimuovere il presidente.

La crisi è iniziata martedì 3 novembre, quando la Banca centrale del Paraguay ha preso provvedimenti straordinari contro la Ueno Bank, fondata nel 2021 e rapidamente diventata un punto di riferimento per molti cittadini. Le verifiche delle autorità di vigilanza hanno rivelato una situazione patrimoniale critica, con un coefficiente di solvibilità ben al di sotto del minimo legale. Per evitare un collasso finanziario, la Banca centrale ha avviato una procedura di risoluzione, sospendendo temporaneamente le operazioni sui conti e impedendo prelievi e trasferimenti. Questa decisione ha avuto un impatto immediato su una vasta parte della popolazione, dato che la banca vantava circa tre milioni di clienti, pari al 60% degli adulti paraguaiani.

Le indagini sul fallimento hanno rivelato una rete complessa di legami tra finanza e politica. La Ueno Bank è parte del Grupo Vázquez, un conglomerato in cui lo stesso Santiago Peña avrebbe detenuto azioni fino a marzo 2025. Le indagini si concentrano su prestiti di grande entità concessi a società legate agli azionisti del gruppo, operazioni sospettate di irregolarità e gestione poco trasparente. Le autorità hanno arrestato otto persone, tra cui il presidente e l'amministratore delegato della banca. Anche Peña è coinvolto nell'inchiesta, sebbene non sia ancora stato convocato dai magistrati. Le responsabilità individuali devono ancora essere accertate e le ipotesi investigative non costituiscono prova di colpevolezza.

A complicare la situazione è la posizione di Carlos Carvallo, governatore della Banca centrale paraguaiana ed ex presidente della Ueno Bank. Carvallo ha guidato l'istituto tra il 2021 e il 2023, prima di essere nominato alla guida dell'autorità monetaria da Peña. Con l'aggravarsi dello scandalo, il presidente ha chiesto le dimissioni del governatore, che ha accettato di lasciare l'incarico ma ha dichiarato di voler rimanere temporaneamente per completare la risoluzione bancaria. L'operazione prevede il trasferimento delle attività sostenibili ad altri istituti e la liquidazione delle parti residue, nel tentativo di limitare le perdite e proteggere il sistema finanziario nazionale.

Nel frattempo, la rabbia dei risparmiatori si è riversata nelle strade di Asunción e davanti alle filiali della banca, chiuse dopo l'intervento delle autorità. Molti cittadini hanno chiesto spiegazioni sul destino dei loro risparmi, mentre altre manifestazioni si sono svolte vicino al Parlamento, dove il dibattito sull'impeachment ha alimentato ulteriormente la tensione. La crisi ha assunto proporzioni preoccupanti anche per l'esposizione degli enti pubblici. Secondo i dati diffusi dalla Ueno Bank nei mesi precedenti, l'istituto gestiva oltre 700 milioni di euro di risorse pubbliche, comprese somme destinate al sistema previdenziale e sanitario. Tra queste, circa 338 milioni di euro erano investiti dal fondo pensionistico statale, sollevando interrogativi sulla sicurezza degli investimenti pubblici e sui controlli delle autorità competenti.

Paraguay

Per rassicurare la popolazione, la Banca centrale ha annunciato che nei prossimi giorni inizieranno i rimborsi dei depositi garantiti, fino a un massimo di 228,3 milioni di guaraní per cliente, equivalenti a circa 34mila euro. Secondo le stime preliminari, questa copertura dovrebbe permettere al 97% dei correntisti di recuperare completamente i propri risparmi. Rimane invece incerta la situazione di chi possiede somme superiori alla soglia prevista, poiché al momento non ci sono garanzie di restituzione completa. Il fondo pensionistico nazionale ha inoltre assicurato che gli assegni previdenziali continueranno a essere versati regolarmente, annunciando il trasferimento presso un altro istituto dei conti utilizzati da circa 32mila pensionati. Lo stesso ente ha comunicato l'intenzione di intraprendere azioni legali per recuperare le risorse investite nella banca.

Sul piano politico, lo scandalo ha colpito duramente l'immagine di Santiago Peña, esponente conservatore del Partito Colorado ed ex economista del Fondo monetario internazionale. Il presidente, considerato un alleato dell'amministrazione statunitense di Donald Trump, aveva costruito la sua credibilità anche sulla competenza in materia economica e sulla promessa di garantire stabilità finanziaria al Paraguay. Il crollo di un istituto bancario con cui aveva avuto rapporti societari ha però provocato una frattura all'interno della maggioranza, mettendo in discussione il sostegno di cui godeva fino a pochi giorni prima. Il Partito Colorado, protagonista quasi ininterrotto della vita politica nazionale dal 1947, si trova così ad affrontare una crisi che coinvolge direttamente il vertice dello Stato.

La decisione del Congresso di respingere le dimissioni di Peña ha aggiunto complessità alla vicenda. Nell'ordinamento paraguaiano, gli ex presidenti possono ottenere lo status di senatori a vita, con particolari prerogative istituzionali. La possibilità che un'uscita volontaria dall'incarico potesse consentire al presidente di beneficiare di tali tutele ha alimentato il confronto politico, spingendo il Parlamento a preferire la strada dell'impeachment. Peña rimane quindi formalmente in carica e dovrà affrontare il procedimento davanti al Senato, chiamato a pronunciarsi sulla sua eventuale destituzione.

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