Words of Hope, in Calabria il futuro dell’intelligenza artificiale incontra quello dell’uomo

A Words of Hope oltre cento esperti internazionali discutono in Calabria di IA, lavoro, etica, dati e sviluppo. Dal futuro dell’occupazione a Colnissar, l’intelligenza artificiale “ethical by design”

Words of Hope, in Calabria il futuro dell’intelligenza artificiale incontra quello dell’uomo

L’intelligenza artificiale può aumentare la produttività, cambiare il modo in cui lavoriamo e affidare alle macchine una parte crescente delle attività che oggi occupano le nostre giornate. Ma quando quel valore sarà stato prodotto, a chi apparterrà? E soprattutto: chi deciderà come utilizzare il tempo, la ricchezza e i dati liberati dalla tecnologia?

È da queste domande, più che dalla consueta contrapposizione tra entusiasmo e paura per l’IA, che è partito “Harmonic Innovation: Words of Hope for a Magnifica Humanitas”, il forum che dal 23 al 25 settembre ha portato in Calabria oltre cento esponenti del mondo industriale, finanziario, accademico e istituzionale provenienti da Europa, America e Africa.

Tre giorni tra Simeri Mare e l’Harmonic Innovation Hub Pitagora di Tiriolo, promossi da Entopan insieme ad Harmonic Innovation Group e con il patrocinio gratuito del Centro di Alta Formazione Laudato Si’, per provare a spostare il dibattito sull’intelligenza artificiale un passo più avanti: non più chiedersi soltanto cosa sarà capace di fare, ma quale società vogliamo costruire quando sarà capace di farlo.

Link to Da Anthropic a Microsoft, il confronto internazionale parte dal SudDa Anthropic a Microsoft, il confronto internazionale parte dal Sud

Il parterre dà la misura dell’ambizione dell’iniziativa. Ai lavori hanno preso parte rappresentanti di Anthropic, Microsoft, Qualcomm, IBM, Cisco, Volkswagen, NXP Semiconductors e CNH Industrial, accanto a realtà finanziarie e organismi internazionali come IFC del World Bank Group, Intesa Sanpaolo, Banca Etica, OCSE e UNDP.

Sul fronte istituzionale sono intervenuti, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, i ministri Marina Elvira Calderone, Anna Maria Bernini e Adolfo Urso, il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti e il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Nel confronto sono entrate anche le voci di studiosi ed economisti come Paolo Benanti, Leonardo Becchetti ed Enrico Giovannini e quelle della Chiesa, con i cardinali Fabio Baggio e Matteo Maria Zuppi.

La scelta della Calabria, in questo senso, non è stata presentata dagli organizzatori come semplice cornice geografica.

«Esiste un Sud che vuole pensarsi in una prospettiva globale», ha spiegato il fondatore di Entopan Francesco Cicione, rivendicando per il Mezzogiorno la possibilità di entrare negli scenari dell’economia digitale avanzata non soltanto come destinatario delle trasformazioni decise altrove, ma come luogo nel quale elaborarle.

Ed è forse questo uno degli aspetti meno scontati di Words of Hope: parlare dell’economia che verrà da un territorio che conosce già molto bene cosa significhino divari economici, occupazionali e infrastrutturali.

Perché la rivoluzione dell’intelligenza artificiale potrebbe ridurli. Ma potrebbe anche crearne di nuovi.

Link to Il lavoro cambia. La domanda è chi incasserà il dividendo dell’IAIl lavoro cambia. La domanda è chi incasserà il dividendo dell’IA

Uno dei nodi più concreti emersi dal forum riguarda proprio il lavoro.

Se l’automazione consentirà di produrre la stessa quantità di beni e servizi utilizzando meno tempo umano, il guadagno di produttività potrà prendere strade molto diverse. Potrà tradursi prevalentemente in maggiori profitti oppure diventare anche riduzione dell’orario di lavoro, nuove forme di welfare e redistribuzione del valore.

Nei tavoli dedicati alla manifattura è stata discussa, tra le altre, l’ipotesi di una settimana lavorativa più corta, insieme alla possibilità di destinare una parte delle ore retribuite liberate dalla tecnologia ad attività di volontariato o con impatto sociale. Non decisioni già prese, ma scenari sui quali gli esperti riuniti in Calabria hanno provato a misurare concretamente gli effetti dell’automazione.

È su questo terreno che si inserisce anche la proposta avanzata dal presidente del CNEL Renato Brunetta: fare dell’intelligenza artificiale un tema strutturale della contrattazione collettiva.

Il punto riguarda qualcosa che, in parte, sta già accadendo. Gli algoritmi possono intervenire nella selezione dei candidati, nell’organizzazione delle attività e nell’assegnazione dei turni. Per Brunetta, lavoratori e rappresentanze dovrebbero quindi poter conoscere le logiche dei sistemi che incidono sulla loro attività e partecipare alla loro progettazione prima che vengano introdotti.

Dietro la questione tecnica ce n’è una molto più semplice: chi decide come viene utilizzato un algoritmo sul posto di lavoro?

E subito dopo ne arriva un’altra: chi beneficia dell’aumento di produttività che quell’algoritmo produce?

Link to I dati prodotti da un territorio devono creare ricchezza anche lì?I dati prodotti da un territorio devono creare ricchezza anche lì?

Il ragionamento diventa ancora più interessante quando dall’impresa si passa ai territori.

L’intelligenza artificiale ha bisogno di dati. Enormi quantità di informazioni vengono raccolte, elaborate e trasformate in prodotti, previsioni e servizi che acquistano valore economico.

Ma se quei dati vengono generati da cittadini, imprese e comunità locali, mentre il valore viene poi estratto e monetizzato altrove, che cosa rimane al territorio che li ha prodotti?

È uno dei temi affrontati a Words of Hope: il diritto delle comunità a partecipare al valore generato dai propri dati.

Il problema tocca direttamente anche il Mezzogiorno. Il rischio è che al divario industriale e infrastrutturale si aggiunga un nuovo divario digitale: territori che producono informazioni e utilizzano tecnologie progettate altrove, senza possedere infrastrutture, competenze o strumenti sufficienti per governarle.

La sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro ha sintetizzato il problema ricordando che senza ricerca, competenze e infrastrutture si rischia di dipendere inevitabilmente dalle decisioni di chi quei sistemi li ha progettati.

Non basta, dunque, avere accesso all’intelligenza artificiale. Occorre anche capire chi la possiede, chi può modificarla e chi stabilisce le sue regole.

Link to L’etica può entrare dentro un algoritmo?L’etica può entrare dentro un algoritmo?

È probabilmente la domanda più ambiziosa emersa nei tre giorni calabresi.

Perché parlare di una tecnologia “etica” è relativamente semplice. Molto più difficile è trasformare principi come equità, responsabilità e centralità della persona in caratteristiche verificabili di un sistema informatico.

Harmonic Innovation Group ha scelto il forum per mostrare per la prima volta Colnissar, progetto di intelligenza artificiale ancora in fase di sviluppo che punta a incorporare un orientamento etico già durante l’addestramento.

L’idea dichiarata è partire da un modello generalista open source e intervenire attraverso dataset selezionati, conoscenze umanistiche e il contributo di una comunità multidisciplinare. È previsto anche lo sviluppo di un benchmark con cui tentare di misurare il comportamento etico dei modelli.

Il partner tecnologico è Altilia, società nata come spin-off del CNR e attiva nei sistemi di Agentic AI. Secondo il calendario indicato, una versione alpha di Colnissar dovrebbe arrivare entro la fine del 2026, mentre la beta è prevista per la fine del 2027.

Ed è proprio qui che alle intenzioni dovrà seguire la verifica.

Perché stabilire che cosa sia un comportamento “etico” significa inevitabilmente scegliere valori, criteri e priorità. E bisognerà capire, quando il sistema sarà effettivamente disponibile, in quale modo questi principi saranno tradotti tecnicamente e quanto sarà possibile valutarli dall’esterno.

Link to Zuppi: l’IA deve restare uno strumentoZuppi: l’IA deve restare uno strumento

Nel confronto calabrese tecnologia ed economia hanno incontrato inevitabilmente anche un'altra questione: che cosa deve rimanere umano quando una macchina è in grado di svolgere attività sempre più complesse?

Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, ha scelto di leggere la trasformazione senza cedere a una visione apocalittica. La speranza, ha spiegato intervenendo a Tiriolo, è che siano ancora gli esseri umani a orientare l'intelligenza artificiale e non il contrario.

Il nodo, nella sua lettura, è il “per chi”: prima ancora di domandarsi quanto sia potente una tecnologia, occorre stabilire a vantaggio di chi venga utilizzata.

È anche il terreno sul quale il forum ha incrociato la riflessione della Chiesa sulla centralità della persona nell'era dell'intelligenza artificiale, che gli organizzatori hanno assunto come uno dei riferimenti dell'idea di “innovazione armonica”.

Link to Dalla Calabria a San FranciscoDalla Calabria a San Francisco

Words of Hope, però, non termina in Calabria.

Quello di settembre è stato il primo di un percorso di dialoghi internazionali destinato a proseguire nella primavera del 2027 a San Francisco e successivamente a Castel Gandolfo. L’obiettivo dichiarato è arrivare alla costruzione di un Manifesto dell’innovazione armonica.

Ed è significativo che il viaggio cominci proprio dal Sud.

Perché mentre gran parte della corsa mondiale all’intelligenza artificiale si misura in capacità di calcolo, investimenti miliardari e competizione tra Stati e grandi aziende tecnologiche, dalla Calabria è partita una domanda diversa.

Non quanto velocemente riusciremo a costruire macchine più intelligenti.

Ma che cosa faremo della ricchezza, del tempo e del potere che quelle macchine saranno in grado di produrre.

È probabilmente su questa risposta, più ancora che sulle prestazioni del prossimo modello, che si misurerà la vera portata della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

 

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati